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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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23 giugno 2007

BOLIVIA / SANTA CRUZ


Il nostro albergo ha anche internet. Mentre scrivo è in corso un festino a base di musica latina a manetta e brindisi vocianti. D'altronde sono le undici e mezza, siamo noi che siamo cotti da 30 ore tra viaggio, attese e casini. Prima, guardando fuori dal finestrino del taxi (un vero pezzo d'antiquariato, come quasi tutte le auto) me ne sono reso conto per bene, per la prima volta: siamo in Bolivia, lo stato più povero del "cortile di casa" degli Sati Uniti. Il Sudamerica.

In viaggio col ragno
Vanessa l'aveva pure fotografato, con la ragnatela e un insetto cadavere a pochi centimetri. L'ho cancellata per sbaglio. Non lo dico con troppa ironia, chi è stato a casa nostra sa che vogliamo bene ai ragni, solo non mi era mai capitato di averne uno come compagno di viaggio. Tra i due vetri del finestrino (pressurizzato?) sul volo Alitalia (Ça va sans dire) per Milano.
Non avevo neanche mai visto uno steward detergersi più volte la faccia e sbuffare vistosamente per il caldo, mentre fa le prove per la cintura di sicurezza. Poi l'aria condizionata è arrivata e abbiamo evitato il malore.
Non mi ero mai neppure imbattuto nei tortellini al pesto. Gli spaghetti alla bolognese (che non esistono a Bologna) si trovano in ogni angolo del pianeta, ma i tortellini al pesto sono una news orrorista, almeno per me. Erano grossi come cappelletti e seguiti da un'insondabile carne in umido con curry e finocchio bollito. Il menù dell'Alitalia international (volo Milano San Paolo).

Bandiera bianca
Il momento più cupo è stato quando, all'aeroporto di Santa Cruz, ho sentito il rumore del macchinario pulisci-rulli. Erano usciti tutti i bagagli fuori che il mio. Una beffa. A Bologna una signorina dell'Alitalia mi aveva mostrato il suo grugno da prima mattina per dirmi che il bagaglio di Vanessa non "riusciva a leggerlo".(non so che vuol dire) e dovevamo disimbarcarlo a San Paolo. Rifare il check-in e portarci 15 chili sulle spalle alla ricerca del deposito in quel delirio di aeroporto.
Per riuscire ad evitare che (per nessuna valida ragione) spedissero il bagaglio di Vanessa a Cochabamba abbiamo dovuto aspettare le 11 del mattino, chiedere a x persone, fare file, credere a balle.
Abbiamo optato quindi per la soluzione Tom Hanks: vagavamo per i terminal dell'aeroporto di San Paolo (nella foto il suo impeccabile sistema di raccolta differenziata) fingendo di fare shopping, mangiando, fotografando. Ci siamo fatti fare pure un massaggio: 28 dollari (con mancia) per mezz'ora, con in più il comfort voyeurista di farsi smanettare in mezzo a voci e occhi di ogni tipo e parte del mondo. Niente giro per San Paolo quindi: meglio così. Torneremo a trovare l'amico Toto.

Santa Cruz
San Paolo dal finestrino del volo per Santa Cruz è una distesa di cemento. A perdita d'occhio. Case, colline, case. L'arrivo nella seconda città della Bolvia (prima per abitanti, 1600000) suona il contrario: spazio, case, ancora spazio.
Quelli dell'Aerosur ci hanno offerto un'ottima merenda-cena per poi riservarci il tiro mancino: stavano spedendo il (mio) zaino a Cochabamba: beccato al pelo. Il sacco a pelo di Vanessa invece è sparito.
La profezia di Ciubecca invece è stata smentita: all'aeroporto ci sono venuti a prendere Francesco e Valentin, in jeep (!) e ci hanno condotto sani e salvi ad un albergo più che dignitoso.
A cena siamo stati in un ristorante per ricchi bianchi. Francesco ci ha spiegato che con quello che abbiamo speso (22 dollari in tre), qui ci si mangia un mese. Fare il sacchettino con gli avanzi (doggy bag come dicono i milanesi) non è una scelta di consumo consapevole, ma un'occasione di carità.
"una volta stavo mangiando in un ristorante, a Potosì, finisco il pollo e faccio per dare l'osso a un cane... arriva un bambino che mi chiede glielo do a lui. Guardo l'osso e penso che non c'è più carne, così gli chiedo se posso offrirgli la cena. Lui mi risponde: ok e miei amici? Mi sono ritrovato otto bimbi ospiti a cena..."

Sotto il cappello Francesco
Francesco porta un pittoresco cappello con la faccia del Che (ce l'ha pure Valentin), dice che il diario del Che (letto qui) non è per niente noioso, lavora come informatico per la squadra di Padre Tarcisio e ad un progetto per il Ministero della salute del Presidente Morales.
Ci racconta che le 36 etnie presenti in Bolivia (8 milioni e mezzo di abitanti in tutto, per una superficie quattro volte quella dell'Italia) non riescono ad andare d'accordo. Non è un caso. Da quando la zona è diventata d'interesse per gas e petrolio (e Morales ha deciso che gas e petrolio interessavano ai boliviani) sono spuntate decine di ong straricche (legate a US AID) con progetti di sterilizzazione di massa (che chiamano simpaticamente pianificazione familiare), l'odio etnico viene fomentato ad arte dalla pubblicità e dai media degli avversari del Presidente, che controllano alcune delle più importanti regioni in cui è suddivisa la Bolivia, tra cui quella di Santa Cruz (la zona più ricca).
Dice che "al giorno d'oggi i colpi di stato si fanno mediatici... questo è quello che sta avvenendo in Bolivia" e che "durante l'ultima campagna elettorale c'era un manifesto... no alla guerra, no al terrorismo, no alla morte, no a Morales".

Magri valori
Contro gli indigeni, colpevoli di occupare terre fruttifere, viene anche condotta una guerra estetica. Francesco ci racconta i tentativi di imporre modelllidi bellezza diversi da quelli locali "ad esempio, sono stato in una comunità poverissima... non c'era niente, salvo un manifesto di Miss Santa Cruz... magra, magra e bianca" loro comunque non mollano "qui un po' di pancetta è un vanto e le ragazze non ci rinunciano... anche con la maglietta all’ombelico".

Mi viene in mente che i colpì di stato mediatici si fanno e si subiscono (vedi Marcos) e che molte delle cose che mi ha raccontato meritano di essere riportate con una lucidità ed un rigore che ora non ho.

Comunque:
1 / la festa continua
2 / vado a letto. Domani alle 8 andiamo in jeep a Gutierrez e incontriamo Padre Tarcisio che tenterà di cambiarci l'itinerario (ci hanno già messo in allarme in diversi). Siamo determinati a resistere. Baci.




permalink | inviato da orione il 23/6/2007 alle 5:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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